Alessandro Mendini
Filippo Cannata - Incontri

Un amico prima di tutto, che in tempi lontanissimi (era il 1996 quando entrai per la prima volta nel suo Atelier a Milano) mi accolse al primo appuntamento come si accoglie chi si conosce da sempre, e mi ascoltò con grande attenzione dedicandomi momenti preziosi del suo tempo. Un architetto/poeta/artista come ne ho incontrati pochi. Di questo personaggio poliedrico e fascinoso, un condensato di humour e gentilezza, non potrei che tracciare un ritratto che è prima di tutto un elogio alla sua genialità creativa, alla sua capacità di esplorare le forme, di trovare una connessione con l’aspetto più intimo delle cose, e alla sua abilità nell’uscire fuori dagli schemi che ha scardinato i più radicati luoghi comuni del design contemporaneo. Le occasioni che ci hanno visto lavorare fianco a fianco (in progetti come la la Stazione Termini a Roma, la villa comunale e le stazioni d’arte della metropolitana di Napoli, solo per citarne alcuni) costituiscono assieme ad altre la base di quel bagaglio di esperienze che mi accompagna in ogni dove e mi consente di affrontare con lucidità anche le sfide più impegnative. Da lui ho imparato a trovare dentro di me le misure e le ragioni delle mie scelte. Ho imparato ad osare, a rincorrere la poetica in quel che faccio, a ricercarne l’emozione, a scriverne una storia, a divertirmi lavorando. E ho imparato a non temere il caos, perché il successo di un progetto non ha strade tracciate ma labirinti in cui è necessario perdersi, perché l’intuizione spesso cela logiche inaccessibili e risponde a storie che si stanno costruendo senza ancora conoscerne la fine.