Dino Gavina
Filippo Cannata - Incontri

“L’unico vero progetto è respirare.” Come dargli torto o anche solo provare a contraddirlo. Ricordo ancora i suoi bigliettini da visita, che non dispensava volentieri, e sui quali, quando il caso lo richiedeva, si leggeva “Dino Gavina” e sotto “sovversivo”. Ricordo che allora, nei primi anni della mia carriera, in quel di San Lazzaro, dove aveva lo studio, ero praticamente affascinato da tutto: dagli oggetti, prototipi, sparsi in ogni dove ai disegni, dai progetti, nuovi e vecchi, alle foto con gli amici più cari come i fratelli Castiglione e tanti altri. Ricordo anche la prima volta in cui, a casa sua, sfidai la scala che conduceva al bagno! Al primo gradino mi raggiunse un urlo minaccioso: “Togliti le scarpe!” Quella scala dai gradini sfalsati, disegnatagli da Carlo Scarpa e rivestita in moquette a pelo raso bianca, non si poteva salire che a piedi scalzi. E tale fu l’attenzione che ebbi nell’attraversarla che per poco non capitolai giù dabbasso. Quella stessa sera, sempre a casa sua (una casa bellissima in pieno centro storico a Bologna), mi concesse l’onore di riposare nel suo “cubo rosso” collocato nel mezzo del grande salone. Iniziai con lui un ambizioso progetto di arredo urbano e di illuminazione per il centro storico della città dotta, e insieme disegnammo alcune lampade che avrebbero dovuto arricchire la famiglia “Paradiso Terrestre”, così chiamata per il suo intento di restituire il bello alle città. Dino mi ha insegnato tanto in un periodo cruciale della mia vita e della mia carriera, il tempo trascorso con lui non posso che considerarlo come una scuola di vita, oltre che una fortuna per pochi eletti!