Articolo di Light-is - Luce, ombra, penombra, buio
Filippo Cannata - Ispirazioni

Filippo-lunaPer Filippo Cannata la luce è ragione e filosofia di vita, un mezzo pratico ed uno strumento valido di cui si serve all’occorrenza per sfumare, attenuare, cancellare ma anche arricchire, evidenziare, esaltare quegli aspetti della realtà che si impongono al suo animo attento e sensibile.

 

La luce è idea, sentimento, colore, profondità, atmosfera, stile, espressione poetica, è un fenomeno che possiede numerose declinazioni di intensità a cui corrispondono altrettanti significati, e l’ombra, lungi dall’essere unicamente il volto triste del giorno al tramonto, è una entità che può magnificare la luce fondendosi con essa in giochi inattesi e seducenti che aggiungono poesia e suscitano emozione.

 

Nella concezione di Cannata, l’ombra è compagna della luce, più che esserne l’antagonista; ogni progetto di lighting design trae origine da questo assunto fondamentale, dalla consapevolezza di questo imprescindibile rapporto all’interno del quale le parti hanno senso nella relazione reciproca ma tuttavia ciascuna possiede un ruolo, una presenza, un significato specifici.

 

Avvolta dalle sue mille seducenti sfumature, l’ombra può instaurare con la luce un dialogo dolce, dal carattere confidenziale, in cui l’alternanza di sequenze di toni pacati e di modulazioni ed espressioni più decise dell’uno e dell’altro interlocutore conferisce un certo dinamismo alla scena, oltre che un rilevante valore simbolico. Plasmando l’ombra che dà forma e tridimensionalità allo spazio, è possibile creare geometrie chiaroscurali che generano un’interessante percezione estetica ed emozionale; le ombre e le trasparenze si coniugano con l’intimità, favoriscono la riflessione ed il raccoglimento.

 

Condizione intermedia tra luce ed ombra, la penombra diventa metafora di equilibrio e armonia degli elementi. La penombra, zona di confine per eccellenza contraddistinta dall’interferenza tanto lieve della luce quanto tenue del buio, beneficiaria degli effetti misurati e positivi dell’una e dell’altro, rappresenta per Filippo Cannata un luogo privilegiato che favorisce l’immedesimazione e la partecipazione alla scena, che accompagna e asseconda la sublimazione emotiva, spirituale, immaginaria, che incoraggia l’apertura delle porte dell’anima. L’atmosfera morbida e soffusa di uno spazio in penombra agevola la percezione della poesia che si cela dietro una concezione luminosa, la profonda comprensione del significato di un racconto di luce. Quel “fluire empatico” di luce ed ombra, esito di una illuminazione espressiva e sapiente, impiegata in maniera suggestiva, viene a toccare una dimensione recondita, dimenticata, all’interno della quale l’emozione vince ogni rigore razionale.

 

Persino il buio assume una connotazione positiva, diviene elemento essenziale dotato di un valore intrinseco, rigenerante. Il presupposto di fondo è che la luce continua, immutabile, non rivela nulla, piuttosto appiattisce ogni cosa.

 

Contrariamente a quanto abbarbicato nella coscienza umana, per Filippo Cannata il Buio non corrisponde al nulla, non è semplicemente tenebre e oscurità, ma è una realtà vissuta e vivibile che, combinata alla penombra e alla luce, in un’alternanza pensata e funzionale, tale da rivelarsi armonia, diviene veicolo di sensazioni forti ed intensi stati emozionali.

Il buio custodisce molte cose anche se non le rivela, e la sua vastità stimola la nostra immaginazione. Il buio di Cannata, per quanto misterioso, non è inquietante, è un buio complice, favorevole, poiché permette di godere meglio di ciò che accade nel cerchio di luce, consente di vedere cose che non si vedono in condizioni normali.

 

Il buio, interruzione di un momento luminoso, riveste la stessa importanza del silenzio, pausa di un atto comunicativo perchè come il silenzio favorisce l’ascolto, e attiva altre capacità sensoriali.ww

 

Al buio, inoltre, è legato il fascino della luna, mitica personificazione della dea del cielo, e delle stelle sue ancelle fedeli, testimoni di quanto buio e luce possano poeticamente coesistere. Il passaggio dalla luce alla penombra, dall’ombra al buio, l’avvicendarsi della presenza e dell’assenza, caratterizzano ogni realizzazione di Filippo Cannata. I giochi e gli effetti che derivano dal loro piacevole fondersi e mescolarsi, lungi dall’essere mera proiezione di un flusso luminoso, divengono sensazione pura e ricercata, i contrasti che ne risultano definiscono uno stile elaborato, frutto di una lunga esperienza e di una profonda umiltà.

 

Ciascun elemento è ingrediente essenziale e opportunamente combinato agli altri contribuisce al raggiungimento dell’obiettivo supremo di ogni progetto di lighting design, il benessere dell’uomo da infondersi attraverso il più completo e totale appagamento dei sensi. Per riprendere un’affermazione cara a Paolo Mauri, la metamorfosi prevale sul permanere delle forme e delle certezze.