Ispirazioni
Filippo Cannata - Ispirazioni

La luna è la mia più vera e più stimolante musa, a cui mi ispiro per tutti i miei lavori, essa mi infonde energie e pensieri, soprattutto mi fornisce idee e suggerimenti sul rapporto esistente tra luce, ombra e penombra: intendere a fondo questa trinità è pervenire ad una eccellente, ma mai conclusa, comprensione del tema dell’illuminazione.

 

Vi è sempre qualcosa da imparare. La luce svela, l’ombra cela; la prima evidenzia le superfici, la seconda mostra i volumi; per quanto paradossale possa sembrare luce e ombra sono la stessa cosa, entrambe rivelano qualcosa, chi nel silenzio del buio chi nella piena evidenza della luminosità. Un esempio paradigmatico di questo importante dialogo a tre tra luna, luce e artista è la Montagna Blu di Mimmo Paladino, intervento realizzato per l’Acquedotto dell’Alto Calore a Solopaca.

 

Dalla relazione di progetto: “La luce, con i suoi lievi bagliori, e il suono dell’acqua riempiono il vuoto blu. La luce è intesa come un leggero rischiarimento di fondo, unito e in sincrono con il movimento lento della luna. Si hanno diversi momenti di illuminazione: uno di contrazione (sistole) ovvero luce di sottofondo, e uno di distensione (diastole) ovvero luce più intensa. La regolazione luminosa è in stretta relazione alle quattro fasi lunari: luna piena – illuminazione minima; assenza di luna – luce massima.” Il fascino enigmatico della luce lunare influenza tutti i miei lavori, ad ogni nuova sfida progettuale cerco di coinvolgere l’architetto o l’artista su questo punto, spingendoli ad immaginare il dialogo che i riverberi grigio argentei del nostro satellite avranno con la luce artificiale, le architetture e i suoi volumi. “L'architettura è il sapiente, corretto e magnifico gioco di volumi raccolti sotto la luce.

 

I nostri occhi sono fatti per vedere le forme nella luce; i chiaroscuri mettono in evidenza le forme; i cubi, i coni, le sfere, i cilindri, e le piramidi costituiscono le grandi forme primarie che la luce chiaramente rivela; l'immagine ci si presenta netta, tangibile, senza ambiguità. E' per questo che son forme belle, le più belle. Tutti son d'accordo in questo: il bambino, il selvaggio, il metafisico.” (Le Corbusier, Vers une architecture, 1923). Il pensiero del grande maestro svizzero mi porta al secondo elemento di ispirazione che è l’architettura stessa con cui vado a confrontarmi, ovvero l’incontro tra la materia del progetto e l’antimateria della luce.

 

Ogni architettura ha un suo disegno e un suo percorso creativo da rispettare e da evidenziare, il continuo confronto, e ascolto, con l’architetto o l’artista mi consente di comprendere e condividere il loro pensiero, dunque di scolpire al meglio, con la luce e le ombre, i volumi e le superfici dell’edificio o della opera d’arte. Esempi appropriati possono essere il progetto di lighting design della piazza di Vinci, in cui la luce interpreta e traduce il senso che l’artista Mimmo Paladino conferisce al mistero leonardesco, o quello del parco della Reggia di Caserta in cui le statue, illuminate di bianco/blu dialogano strettamente con la luna e il buio vuoto circostante.

 

Luna e architettura, elemento naturale e artificiale, primigenio e pensato. Esse non sono, come si potrebbe pensare, antitesi ma sintesi del mio lavoro di lighting designer, un lavoro che mira al raggiungimento di risultati funzionali, estetici, poetici allo stesso tempo, e che fa dell’emozione e dell’appagamento dei sensi i più importanti e determinanti principi.