Filippo Cannata - Ispirazioni
LA LUCE E LA MELA ANNURCA
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La professione di lighting designer rappresenta per me una missione. Ogni progetto è una nuova esperienza che ha come obiettivo il raggiungimento del comfort e del benessere di coloro che mi affidano gli spazi della loro vita quotidiana o della loro intimità. La mia è una ricerca di soluzioni che non si limitino a rischiarare un ambiente, ma più intimamente lo plasmino fino a renderlo conforme alle esigenze dell’anima, è la ricerca di una luce inedita, che travalichi il fatto estetico e miri all’esattezza del dettaglio, alla perfezione di forme e di atmosfere.

Le ispirazioni, e gli insegnamenti, sono spesso arrivati all’improvviso, dalle situazioni all’apparenza più banali, come quella volta in campagna, alle porte della mia città.

 

In un melaio di Sant’Agata dei Goti in provincia di Benevento, in cui ero capitato per caso un giorno, scoprii, con grande meraviglia, che la mela annurca, un’altra tra le numerose eccellenze del territorio campano, deve il suo profumo ed il suo sapore ad un processo di maturazione che dopo la generosità e la benevolenza di Madre Natura vede protagonista il dedito operato dell’uomo. Per quanto possa sembrare strano, gli effetti di ciò che appresi quel giorno, le riflessioni che accompagnarono il mio rientro al tramonto, influenzano ancora oggi il mio approccio al progetto e le decisioni operative che ne conseguono.



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A prima vista, chi non l’ha mai gustata non sceglierebbe questa tipologia di mela in mezzo ad altre varietà più appariscenti e lucide, men che meno potrebbe immaginare che dietro quel frutto rustico, un po’ bruttino, all’apparenza malriuscito, si nasconde quasi un piccolo capolavoro di artigianato, e una tradizione che si tramanda da secoli.




In quell’angolo di mondo, fuori dal tempo e dallo spazio, rimasi come trasognato. Mi si presentavano davanti immense distese di mele, allineate come soldati in parata, senza che riuscissi a comprendere il motivo di un procedimento così laborioso. Finché non mi fu spiegato con la semplicità di chi parla e lavora con il cuore in mano, con tanta passione e rispetto per l’etica.

 

Le mele annurche si caratterizzano per un peduncolo corto e debole che non sostiene il loro peso nella fase di maturazione provocandone la caduta. Per evitare che i frutti al contatto con il suolo possano subire lesioni o ammaccature, i coltivatori preferiscono raccoglierli anticipatamente e proseguire il processo in luoghi appositamente predisposti: la mano dell’uomo, in soccorso a quella che si presenta come un’imperfezione della natura, provvede a staccare le mele dall’albero una ad una e a riporle con estrema cura in ceste che vengono trasportate ai melai.

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Qui trovano ad accoglierle letti di terra soffice ricoperti di paglia, graticci larghi due volte la lunghezza di un braccio per consentire a coloro che se ne occupano, con materna premura, di arrivare, prima da una sponda poi dall’altra, a ciascuna di esse.

Ciascuna di esse, infatti, viene adagiata sul comodo giaciglio in penombra, sotto i riflessi di luce di un telo che attutisce la forza del sole come delle intemperie, e “sorvegliata” nelle posizioni del suo riposo per l’intera durata del sonno: può sembrare incredibile ma ogni singola mela viene periodicamente rigirata a mano, prima da un lato poi dall’altro, finché il processo di arrossamento, ossia il raggiungimento di quella colorazione rosso-violacea che la rende unica, non si compie interamente in ogni parte del frutto.

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Favorito dalla luce del sole, come dall’energia della luna e dall’influsso delle sue fasi, il processo di maturazione giunge al termine. Solo quando ciò avviene il privilegiato prodotto viene nuovamente raccolto e preparato per la vendita, ma il suo prezzo di scambio non può tenere, come di fatto non tiene, mai abbastanza in conto il lungo percorso che l’ha condotta fino al banco del supermercato.

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Il contadino di Sant’Agata dei Goti spiegava con orgoglio ed io continuavo a chiedermi il perché di tutto questo. Perché faticare tanto a fronte di un guadagno mai commisurato al lavoro fatto? Quale dovrebbe essere il giusto costo di una mela alla cui produzione viene riservato un impegno così perseverante? Cosa può mai spingere un uomo a tanta determinazione e forza di volontà?

Le risposte spalancarono i cancelli della mia mente come un’improvvisa raffica di vento. Ogni singola mela è un prodotto unico, irripetibile altrove, che esprime una cultura tutta mediterranea; è il risultato di un lavoro che racchiude in sé sapere, tradizione, etica, ma anche spirito di sacrificio e amore nutrito di sentimenti profondi. Ognuna di esse è simbolo di cura e dedizione, e si ricollega a significati e vissuti emotivi di smisurato valore. Amore viscerale per la propria storia e le proprie radici, forte senso di appartenenza, ferma consapevolezza della propria identità culturale, ecco la spiegazione di un gesto che assume le forme di un “dono” più che di una mera operazione commerciale.

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La mela annurca è per me metafora di ricerca e predilezione della qualità e dell’eccellenza, prerogative ormai sempre più rare, è dimostrazione di fin dove può spingersi la passione e l’abnegazione per il proprio lavoro, oltre che per la propria terra. Si può solo trarne insegnamento.

Ed io ho assorbito la metafora della mela annurca, ne ho fatto la mia poetica, il manifesto del mio pensiero e del mio operato. I miei lavori di luce oggi, più che un insieme di cognizioni tecniche orchestrate in risposta alle specifiche esigenze del cliente, sono un concentrato di passione, coinvolgimento, ricerca di qualità, sperimentazione, orientamento all’emozione.

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In un mondo in cui non c’è più posto per i valori, né tempo per i sentimenti, esiste ancora chi crede che i grandi risultati siano frutto di impegno, costanza, pazienza, chi ama il proprio lavoro ed ha coscienza della sua qualità. Esiste ancora chi ha qualcosa da dire e da dare. Nel mio caso, al di la del vantaggio economico, il fine ultimo è quello di offrire un valore aggiunto; il desiderio, o anche l’illusione, rimane quella di “regalare” attraverso l’uso della luce un’esperienza sensoriale che, alla stregua di un sapore inedito e speciale, riecheggi in profondità nei pori dell’anima lasciando traccia nei labirinti della memoria. Perché l’illuminazione non è solo funzione ma agisce sull’insieme dei sensi conferendo sensazioni inaspettate e ineguagliabili.

 

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