Sperimentazione e Ricerca
Filippo Cannata - Sperimentazione e ricerca
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Parafrasando Kant si potrebbe affermare che la ricerca “è finalità senza fine”, ovvero non deve avere un termine preciso, deve continuare a prosperare e ad evolversi per creare nuovi strumenti e nuove ipotesi di progetto.

 

Sperimentazione e ricerca, quindi, sono i due volti della stessa medaglia; un lighting designer non può pensare di progettare e trasmettere emozioni con la luce senza che vi sia grande attenzione a questi due temi: se non avessi sperimentato con forme e materiali inconsueti molti progetti di illuminazione non avrebbero visto l’alba. Se non avessi cercato con determinazione soluzioni materiche inedite, non sarebbero nati oggetti come i paralumi per il ristorante La Sirena, realizzati in pellicola riflettente a cui sono giunto perseverando in maniera ostinata e contraria.

 

Sperimentazione e ricerca sono i due centri, i due fuochi di un ellisse virtuale che abbraccia tutto, che accoglie la conoscenza, nella sua interezza senza limiti. Da questo pensiero nasce uno stimolo nuovo e impellente per continuare a sperimentare e ricercare: la convinzione che la distinzione tra valore estetico e valore funzionale dell’illuminazione possa essere davvero superata in nome di un linguaggio della luce unitario (dove forma e funzione sono un unicum) e compiuto (ossia completo, ma mai esaustivo, del significato che la luce può assumere).

 

Unitamente a questi ambiti la mia ricerca nel campo del lighting design è indirizzata anche a investigare i lati emotivi, poetici e umanistici della luce; quest’ultima è un medium, come la musica, che mette in comunicazione il mondo esterno con la nostra anima, in breve la luce è il miglior strumento di propriocezione (ovvero la percezione di sé nello spazio) che l’uomo abbia a sua disposizione. Per usare un teorema un po’ consumato potrei dire che “l’uomo è il centro”, la mia idea di progettazione della luce è assolutamente antropocentrica; questa antica disciplina non la si insegna, ma la si impara chiudendo gli occhi e ascoltando il mondo e i suoi abitanti.