Roma – Galleria Nazionale d’Arte Moderna
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Venerdì 13 Novembre 2009 01:00

Dopo trentotto anni la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ripropone la prima mostra di Gianfranco Notargiacomo, presentata nel 1971 a Roma presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis nel 1971. Recensita allora dall’International Herald Tribune come “the most surprising show” (Edith Schloss) l’installazione, sperimentale e davvero anticipatrice, prevedeva la sistemazione, nei diversi ambienti gnam_roma_5

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Gianfranco Notargiacomo - Le nostre divergenze 1971-2009

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Dopo trentotto anni la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea ripropone la prima mostra di Gianfranco Notargiacomo, presentata nel 1971 a Roma presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis nel 1971.
Recensita allora dall’International Herald Tribune come “the most surprising show” (Edith Schloss) l’installazione, sperimentale e davvero anticipatrice, prevedeva la sistemazione, nei diversi ambienti, di oltre duecento omini in plastilina colorata distribuiti in maniera tale da invadere completamente non solo il pavimento, ma anche le pareti, i davanzali, le finestre ed ogni altro spazio disponibile della galleria.
Intitolata Le nostre divergenze, l’istallazione viene oggi riproposta, a cura di Mariastella Margozzi, su progetto di allestimento realizzato dall’arch. Giusto Puri Purini, nella Sala delle Colonne della Galleria Nazionale, dove gli omini in pongo, riuniti in silenziosa adunata, inviteranno lo spettatore a partecipare a questo muto ma coinvolgente colloquio.
Oggi come allora, sarà la molteplicità di pose a differenziare i piccoli protagonisti, ad annullare il loro aspetto identico e volutamente omologato anche nei volti e nelle teste: seduti, in piedi, sdraiati, la posizione connoterà e caratterizzerà ciascuno di essi trasformando quella che sembra una massa indistinta e inerte in una moltitudine diversificata e dinamica di individui.
Notargiacomo ha plasmato non un materiale tradizionale per la scultura, bensì una materia nuova, la plastilina colorata, riuscendo a sublimare il gesto di replicare il mondo a proprio piacimento. E il progetto di lighting design, curato da Filippo Cannata con la collaborazione dell’arch. Donato Panarese, contribuisce ad esaltare le intenzioni dell’artista e ad esprimere il carattere della mostra.
Una illuminazione morbida, diffusa, valorizza il tema dell’attesa. Gli omini di pongo, come Vladimiro ed Estragone di Beckett, attendono il loro Godot mentre una luce non terrena ma spirituale, metafisica, crea un’atmosfera di forte intensità emotiva.
Livelli di luminosità sapientemente controllati producono ombre evanescenti, dai contorni sfumati; luce ed ombra in stretto colloquio valorizzano le pose dei piccoli protagonisti evidenziando il movimento generato dalle differenti posizioni dei loro corpi. La luce, con i suoi effetti espressivi, contribuisce a conferire un piacevole dinamismo visivo alla staticità della massa.
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